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Beyerdynamic DT880 v.2003: musicalità fatta cuffia

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 C’è una cosa che rende questo "gioco" che è l’alta fedeltà particolarmente intrigante, ed è un fatto di cui ci si accorge poco dopo aver iniziato ad ascoltare e provare gli oggetti che più ci attirano: non è facile, soprattutto all'inizio della nostra avventura di appassionati della riproduzione sonora, comprendere i propri gusti e le personali inclinazioni; si intraprende quindi un cammino, impervio e divertente (ma spesso dispendioso), alla ricerca del "nostro" suono. Ricordiamoci che questo "gioco" non è fatto solo di elettronica e trasduttori, ma soprattutto di musica, arte ed emozioni. Il compito di ogni apparecchio di alta fedeltà è comunicarci queste cose nel miglior modo possibile.

 

Sono approdato alla cuffia oggetto di questa prova dopo varie vicissitudini, più o meno positive, comprendenti, fra le altre, le Grado SR-60, le Sennheiser HD565, HD650, e le AKG K501, avendo avuto anche nel frattempo la possibilità di ascoltare le Grado Rs-1 e le Stax Omega II in una configurazione da sogno, composta dalla sorgente Linn Sondek CD12 e da un'amplificazione Rudistor Egmont in versione custom. Tutt'ora fa parte del mio setup la Stax Lambda Signature (pilotata dall'amplificatore a stato solido Stax SRM-3), che reputo un riferimento per molti parametri.

Tutte queste "esperienze di ascolto", coadiuvate da una costante attività musicale "live", sia da una parte che dall’altra della barricata (che poi è il palco, e barricata non è), mi hanno pian piano indirizzato verso la comprensione di ciò di cui ho personalmente bisogno per vivere la riproduzione della Musica nel modo più realisticamente emozionante: in una parola, "equilibrio".

Ho ascoltato la DT880 utilizzando il mio Marantz CD7300 come sorgente e alternando le seguenti amplificazioni: un G&W TW-J1, un Rudistor RP33 e un Rudistor NX-01 come amplificazioni dedicate e le uscite cuffia dell'integrato e del lettore CD come verifica di compatibilità e di facilità di pilotaggio. Ritengo infatti che sia opportuno verificare le qualità esprimibili dalla cuffia anche quando pilotata da elettroniche non dedicate, in quanto non tutti ne utilizzeranno una. Beninteso, l'amplificazione dedicata è basilare per estrarre dalla nostra cuffia tutto ciò di cui essa è capace, ma il mercato è ancora restio, purtroppo, a trattare l'oggetto cuffia alla stregua dei diffusori, e non solo come mero accessorio.

 

Anticipo già che le Beyer si sono comportate bene anche con l'uscita diretta del Cd7300, facendo pensare ad un primo impiantino in cuffia veramente minimale, economico e dai contenuti sonori eccellenti, migliorabile in futuro con un ampli dedicato. L'utilizzo dell'amplificazione dedicata ha rivelato però tutte le capacità della DT880, e le note di ascolto che seguiranno si riferiscono principalmente all'utilizzo della DT880 con i due amplificatori citati.

Ho ascoltato musica da tutti i generi, passando dall’elettronica alla grande orchestra, dalla formazione cameristica al folk acustico, allo scopo di verificare tutte le qualità ed eventuali particolari manchevolezze della cuffia in esame.

Trovo la DT880 decisamente confortevole, per me e il mio cranio è di quelle cuffie che danno "piacere" ad indossarle (come la Sennheiser HD465 - quella vecchia, adesso ce n'è un altra con lo stesso nome - e la HD565). La cuffia non preme troppo sulle ossa intorno alle orecchie e lo fa nelle zone giuste (pressione ben distribuita), inoltre, i cuscinetti sono piacevolissimi al contatto e l'archetto è molto morbido.

Prima sensazione sonora che "salta alle orecchie": suono denso e "materico". Caldo e spesso, senza per questo essere squilibrato, anzi c'è molto equilibrio fra le gamme e giusta presenza di tutto il contenuto musicale, nonché un ammirevole dettaglio su tutto lo spettro. La DT880 ha degli equilibri veramente belli: presenta un suono virato su tonalità luminose, ma senza che si presentino mai accenni di asprezza, infatti il suono rimane sempre timbricamente caldo. Il medio, davvero bello, liquido e lucido allo stesso tempo, conferisce alla riproduzione un senso di realismo veramente confortante. La ricostruzione delle voci e degli strumenti naturali mi ricorda ciò che avevo sentito con la Grado RS-1 per sensazione di naturalezza (scusate se è poco...), con un po' meno di corpo ma con un'aggiunta di sana lucidità. Buona la dinamica: rispetto alle cuffie che puntano maggiormente su questo parametro (penso ad esempio alle Sony SA5000), si nota un carattere un poco più "smussato", ma le variazioni dell'intensità sonora, anche molto rapide, sono assecondate bene, soprattutto sul basso, dove le Beyer hanno portato alla luce particolari di arrangiamenti che prima facevo un po' difficoltà a notare.

Il dettaglio è infatti ottimo anche sul basso: pur non raggiungendo le prestazioni di separazione timbrica tra cassa e basso elettrico di un'elettrostatica, la riproduzione di questo range di frequenze è tra le migliori tra le cuffie dinamiche, con l'aggiunta di una grinta che le elettrostatiche solitamente non possono avere. Le percussioni in particolare risultano davvero notevoli per realismo di impatto, dalla cassa, ai tom, ai piatti, contemporaneamente definiti armonicamente, estesi, presenti ma mai aggressivi. Tutta la regione delle basse frequenze in generale è rotonda, controllata, morbida, ben presente, lineare e con una grande estensione. Uno di quei bassi in cuffia che ti fa un poco meditare sulla "fisicità apparente" dell'ascolto in testa rispetto a quella ottenibile da normali diffusori in normali ambienti domestici. Ottima estensione e controllo fino all'estremo udibile, con solo un leggerissimo roll-off sull'estremo basso, rispetto alla Stax Lambda, che però non può vantare la stessa grinta.

Una spiccata qualità della DT880 è secondo me la coesione tra le gamme sonore (la sensazione cioè che non ci siano bassi, medi e alti ma un continuo indivisibile lungo tutto lo spettro, la musica insomma!), segno di una timbrica che mantiene le sue belle caratteristiche al variare della frequenza, cosa non troppo comune anche per cuffie molto blasonate.

Per quanto riguarda la prospettiva sonora, il suono offerto dalla DT880 non è certo "retrocesso", tendenzialmente vi porta anzi in prima fila, più o meno in braccio al direttore d'orchestra, quando invece ad esempio una AKG K501 vi mette nella sala, anche piuttosto indietro. Quindi l'headstage della DT880 è davvero buono, ampio, con strumenti ben definiti, ma piuttosto prossimi. Non manca certo la scansione in profondità dei diversi piani, ma il punto di partenza del fronte sonoro è "vicino". Io trovo questa prospettiva molto bella, mi ricorda in un certo modo le Grado, che peraltro non possono competere con la DT880 in termini di larghezza e profondità. Il senso di intimità e coinvolgimento nell'evento sonoro è davvero notevole. Mancano però, rispetto a cuffie più "particolari", alcune cose in questo ambito: ad esempio non ci sono le vertigini della K501, ricordo un particolare passaggio della colonna sonora di Vangelis "1492 Conquest of Paradise", dove il suono dei sintetizzatori decresce per lasciare spazio al coro, e le K501 danno un senso di distanziarsi del suono e di "respiro" quasi impressionante, che con la DT880 non è così marcato, anche se presente. Ritengo però che la DT880 riesca ad offrire una migliore scansione e definizione dei diversi piani sonori in profondità, mentre ho sentito altre cuffie, ad esempio la Sennheiser HD650, riuscire ad aprire di più la scena in larghezza nei momenti di massima dinamica. La "sorella" DT990 offre un'immagine sonora apprezzabilmente più estesa nelle tre dimensioni, rinunciando però a una completa linearità di risposta. Non c'è comunque confusione nell'immagine della DT880, e l'amplificazione dedicata aiuta molto, in quanto sono altrimenti chiaramente avvertibili mancanze nella ricostruzione dell'immagine dovute all'elettronica. Devo comunque ammettere che questa prossimità degli strumenti non rende talvolta completa giustizia alle proporzioni di immagine di certe formazioni cameristiche.

Una caratteristica di "imperfezione" (ma è un termine improprio in questo caso) che ho riscontrato, è una lieve e piacevole eufonia in gamma acuta. Tutto nell'ambito della correttezza, ma il suono è un poco "ammiccante", nelle giuste dosi. E' necessario però porre attenzione alla scelta dell'amplificazione: elettroniche di prestazioni modeste sono subito smascherate dalla DT880, che risponde con una avvertibile acidificazione della gamma acuta (comunque senza risultare sgradevole) . D'altro canto, la musicalità e la correttezza che le sono proprie, vengono esaltate da elettroniche di pregio.

Per quanto riguarda le capacità di adattamento ai diversi contesti musicali, trovo che la DT880 abbia un comportamento ben diverso e più completo della AKG K501. La Beyer suona in modo entusiasmante un po' con tutto: ha la capacità di trasformarsi da un amabile minidiffusore quando chiamata a riprodurre piccole formazioni cameristiche ad una sorta di Klipschorn quando chiedete loro di portarvi al concerto dei Rush. Questo grazie alla completezza e all'equilibrio prestazionale tra i diversi parametri d'ascolto.

Per quanto riguarda l'adattamento all'amplificazione, ho riscontrato che la connaturale correttezza e la resa "calda" del timbro di voci e strumenti, ne rendono piacevole l'ascolto anche con elettroniche modeste; tuttavia, la definizione in gamma acuta di cui è potenzialmente capace la Beyer non va mortificata e la cuffia vi sarà molto grata se la accompagnerete con una degna amplificazione dedicata. Attenzione però ad elettroniche e interconnessioni poco raffinate in gamma acuta o che tendono ad alleggerire il messaggio sonoro.

In conclusione, anche se altre cuffie dinamiche che ho ascoltato presentano talvolta un livello di linearità in gamma acuta lievemente maggiore, o una migliore distinzione degli strumenti nello spazio in taluni momenti critici, oppure una maggiore dinamica, trovo che la DT880 abbia un eccellente equilibrio tra tutti i suoi pregi e le sue caratteristiche, non ve n'è una che sovrasta l'altra; a causa di questo, pur non essendo la Beyer una cuffia perfetta sotto tutti gli aspetti, è difficile trovare un reale difetto nel suo suono. Ne risulta una peculiare capacità di sottolineare ciò che fa musica, l'espressività dell'artista, l'emozione insita nei solchi, analogici o discretizzati che siano.

La BeyerDynamic DT880, ad ogni modo, combatte ad armi pari con i modelli più rinomati tra le cuffie dinamiche della sua fascia di prezzo e anche oltre, proponendosi con caratteristiche sonore peculiari, quali la correttezza armonica e timbrica, e la capacità di eccitare e coinvolgere emozionalmente (anche d'impatto) l'ascoltatore.

Personalmente ammetto che questa cuffia ha incontrato in modo eccellente il mio gusto personale, ponendosi come tappa determinante del mio percorso, intrapreso molti anni fa, con una piccola cuffia da walkman in testa...

 

Andrea "Knife Edge"

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