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REGA Ear headphone amplifier

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L’ascolto in cuffia secondo Rega

Per chi mastica alta fedeltà Rega è uno dei nomi dai quali è difficile prescindere.

Qualunque sia il livello dell’impianto è infatti possibile "pescare" nel catalogo della factory inglese fondata nel 1973 da Roy Gandy apparecchi che coniugano prezzo accessibile a pregevoli caratteristiche soniche come oggetti appartenenti alla vera e propria hi-end.

Rega è entrata nella storia della riproduzione audio per aver inventato e messo in commercio il Planet, il primo giradischi analogico progettato da Roy Gandy nel 1975, e poi il Planar 3, che ancora oggi viene prodotto con piccole modifiche e miglioramenti, il Planar 2 e i rispettivi bracci RB 300 e RB 250, oggetti rivoluzionari nella loro concezione e base per affinamenti da parte del produttore inglese e di abili artigiani della modifica come Origin Live.

Pur avendo cominciato la sua attività producendo giradischi e pur essendo ancora molto legata al vinile come supporto di riproduzione (cinque giradischi analogici in catalogo oltre a pregevoli bracci di lettura e testine), negli anni Rega estende la propria produzione alle amplificazioni, ai lettori di CD (altro pezzo storico il primo Planet con carica dall’alto, dal design assolutamente non convenzionale) e ai diffusori,

sviluppando un catalogo così ampio che sarebbe possibile assemblare un impianto completo di tutto interamente "by Roy Gandy".

Rega è distribuita in Italia (e ancor meglio assistita) da Suono e Comunicazione di Budrio in provincia di Bologna assieme a marchi come Klimo, Naim, Bosendorfer, Epos, Transfiguration.

Veniamo al nostro Ear senza divagare troppo

Il Rega Ear è un piccolo (nelle dimensioni, ma come vedremo non nelle prestazioni) amplificatore per cuffia che rappresenta il completamento del catalogo della casa inglese che per questo viene inclusa tra le benemerite dei "cuffiofili" (troppo spesso, in effetti, scorriamo cataloghi ricchissimi nei quali non vi è traccia di attenzione per l’ascolto in cuffia, ignorando il fatto che questa modalità di ascolto è senz’altro la più frequentata da chi ascolta musica).

L’ampli ha beneficiato rispetto alla versione precedente del restyling di tutta la gamma delle elettroniche Rega e presenta una estetica gradevolissima, ben più della precedente versione il cui case (pur se non esattamente standard) non era particolarmente bello da vedere e la realizzazione nel suo complesso non m’era mai sembrata all’altezza del pregio del marchio e del resto del catalogo.

L’apparecchio è disponibile in due finiture: "black satin metal finish", tradizionale di casa Rega e "silver satin metal finish", un argento particolarmente attuale.

Tornando alle dimensioni: 50 millimetri l’altezza, 182 millimetri la larghezza e 160 millimetri di profondità.

Sul frontale troviamo l’interruttore di accensione, il mute (che, badate bene, non silenzia l’uscita cuffia, ma l’uscita di segnale linea denominata "link"), la manopola del volume e la presa standard per la cuffia.

Il pannello posteriore riporta le connessioni di segnale in ingresso e l’uscita "link" cui si accennava sopra attraverso la quale il piccolo Ear è in grado di erogare il segnale necessario a pilotare un finale della stessa casa.

All’estrema destra la presa dell’alimentazione singola in alternata a 24 volt.

Come molti altri costruttori Rega ha optato per un trasformatore di alimentazione esterno per cui, almeno da questo versante, nessuna possibilità di disturbi mentre il piccolo ponte diodi e i condensatori di livellamento dell’alimentazione sono all’interno del case.

L’impedenza d’ingresso è pari a 24 KOhm e l’ampli è in grado di pilotare disinvoltamente qualsiasi cuffia a partire dai 32 Ohm (tutte le Grado e le nuove Beyerdynamic che il costruttore tedesco fornisce su richiesta con questa impedenza) fino ai 600 Ohm. Praticamente tutto quello che il mercato è in grado ordinariamente di fornire.

Alla pagina del sito del costruttore (http://www.rega.co.uk/html/ear_2001.htm) è riportato il dettaglio delle caratteristiche elettriche e nell’esauriente piccolo pieghevole di istruzioni (in inglese) sono indicate le quattro configurazioni di collegamento possibili.

Il contenitore è costituito da un estruso di alluminio a cui sono applicati il frontalino ed il fondo in materiale plastico.

All’interno è perfettamente riconoscibile lo stile Rega:

circuito stampato arancio con, rispetto al pannello posteriore, alimentazione sulla destra e circuitazione di amplificazione sulla sinistra.

La componentistica è adeguata al livello dell’apparecchio.

I tweakers noteranno la presenza di un integrato NE 5532 (un operazionale doppio che è utilizzato su tantissimi apparecchi ed in particolare su una moltitudine di lettori cd) facilmente sostituibile per sperimentare diverse timbriche e una coppia di transistor finali per canale.

Come suona?

Il nostro nero amico è stato inserito tra il mio fido (e nero!) Marantz CD16 (potrei fondare un fan club dedicato alla creazione di Ishiwata e non è detto che non lo faccia!), cavi di segnale autocostruiti e una bella serie di cuffie: AKG K501, AKG K701 (gentilmente concessa in prestito dal simpatico e gentile collega di forum Filippo Alfonsi, "fil" per gli amici), Sennheiser PX100, Sennheiser HD410SL (quasi una vintage), Sennheiser HD56, Beyerdynamic DT880 e DT990 vecchia serie.

Come ampli di riferimento ho usato l’ottimo Musical Fidelity X-Can V3 e per qualche settimana anche un simpatico cinesino, il GUANGHENG TM300 di cui trovate alcune mie note di ascolto in un thread all’interno del forum di Videohifi.com (all’URL http://www.videohifi.com/forum/topic.asp?ARCHIVE=&TOPIC_ID=37705).

La musica che ho ascoltato? Praticamente tutta. O meglio tutta quella che ascolto di solito.

Classica (anche sinfonica, non solo quartetti d’archi), jazz, rock, pop, leggera ma, mi dispiace per gli amanti del genere, nessuna incisione audiophile.

Il Rega Ear ha una impostazione complessiva piuttosto interessante.

Gli estremi di gamma sono leggermente meno in evidenza rispetto al riferimento (il Musical Fidelity ha infatti una gamma alta ed altissima dettagliata e mai fastidiosa ed una gamma bassa meno "punchy" del Rega ma meglio articolata e dettagliata).

Tra i due estremi della banda udibile il Rega si comporta in modo gradevolissimo.

La gamma media non ha il nitore e la bellezza di quella dell’X-Can V3, ma siamo comunque ad un livello molto buono. Ciò rende meno godibili, rispetto ad altri set up, alcune incisioni, in particolare i piccoli ensemble di classica e jazz.

Il dettaglio (macro e micro) pur buono non è, comprensibilmente da primato. E l’headstage caratteristico di ogni cuffia viene leggermente costretto nelle dimensioni.

Tuttavia sono da segnalare la buona dinamica e una interessante affinità con i generi ad alto contenuto energetico (rock, blues e il jazz dei grandi ensemble).

A livello di accoppiamenti l’ho trovato complessivamente più godibile con la "famiglia" Beyerdynamic (con la 990 in particolare) e con la K501.

Mi ha lasciato perplesso in accoppiata con la Sennheiser PX100, ma probabilmente la cosa è da imputarsi alle poche ore di funzionamento accumulate da quest’ultima.

Non lo trovo adattissimo alla AKG K701 essendo questa una cuffia dalle caratteristiche abbastanza particolari che secondo me abbisogna di partners di eccellenti doti complessive per eccellere essa stessa.

Il verdetto

Partiamo innanzi tutto da un fatto:

è prodotto da un nome di riferimento dell’audio mondiale, suona complessivamente in modo assai godibile e si trova a proprio agio praticamente con tutti i generi musicali e con pressoché tutte le cuffie con le quali è stato testato.

Ricordo che stiamo trattando di un oggetto che ha un prezzo di listino di 270 euro circa (e conseguentemente uno street price senz’altro sensibilmente inferiore) e che quindi non è collocabile esattamente nella tanto ricercata fascia "very low budget" (intendendo come tali oggetti intorno al centinaio d’euro o poco più, generalmente di dubbie prestazioni, salvo rare e lodevoli eccezioni), ma piuttosto nella interessante fascia degli entry level, in particolare di quegli entry level che si fanno apprezzare e rimangono compagni per una vita.

E sono in fondo proprio questi gli aspetti che rendono interessante ed appetibile questo piccolo ampli inglese.

Pur non raggiungendo livelli di assoluta eccellenza in alcuno dei parametri di valutazione a discapito di altri ha nell’equilibrio complessivo la sua qualità più evidente, dote non da poco abituati come siamo ad assemblare catene per dover compensare le carenze di certi apparecchi con le eccellenze di altri.

Caldamente consigliato a chi non cerca oggetti che fanno del rigore la propria bandiera ma piuttosto a chi desidera un ottimo compagno di ascolti ad alto contenuto energetico

 

 

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