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Sennheiser HD650: riferimento

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La HD650 è l'ultimo upgrade della HD580, cuffia storica di una marcha che ha inventato la cuffia aperta con la HD414 nel 1968. La HD580 ha dato la svolta alla Sennheiser a inizio anni 90, permettendo alla marca tedesca di recuperare il terreno di fisicità in cuffia dell'evento sonoro, perso a confronto delle Grado HP1/HP2, rivelazione di quegli anni. Per festeggiare il giubileo (nel 1995) la Sennheiser decide di "dopare" la HD580, proponendo la versione Jubilee, che ha la medesima struttura, ma costruita con intrecci di fibre di carbonio atti ad eliminare le risonanze indesiderate, e ha anche delle griglie posteriori in metallo traforato, anzichè una maschera in materiale plastico dal pattern geometrico. Il risultato fu un aumento delle prestazioni in gamma bassa veramente eccellente, ed un aumento generale della definizione, portando la cuffia a livelli insperati. Troppo buoni perchè fossero limitati ad una serie speciale limitata. E allora venne introdotta "in serie" la HD600, che è praticamente la HD580 Jubilee. Successivi affinamenti hanno portato alla HD650, che, in una struttura apparentemente identica, migliora ancora le perfomance di raffinatezza della HD600 (HD580 e HD600 sono tutt'ora in commercio, e, pur non avendo sentito la HD580, se tanto mi da tanto, la veterana è forse tra gli acquisti più convenienti che si possano fare al momento in cuffia).

 

La cuffia è costruita molto bene, con ottimi materiali, è robusta, e si presenta in una altrettanto robusta custodia, molto efficace. Molto dark e tecnologica l'estetica, caratterizzata da una finitura tipo-titanio.

Dicono che la HD650 necessita di rodaggio più di altre cuffie, ma io l'ho acquistata usata, e ritengo sia già rodata, anche perchè suona uguale a come ricordo quella che ho avuto precedentemente, che aveva suonato davvero molto.

Il mio impianto è composto dal lettore Marantz CD7300 e dall'ampli dedicato Rudistor NX-01 (più le Beyerdynamic DT880/DT990 come riferimento).

Nota sull'NX-01: si sta rivelando capace di pilotare cuffie di timbrica molto diversa fra di loro, suonando sempre preciso, musicale, caldo, definitissimo ma mai aggressivo, potente e "slamming" ma capace di ricamare nei pianissimi. Un oggetto fedele che dà grande fiducia nel poter "giudicare" le cuffie che gli vengono collegate.

 

Cominciamo con le danze? Ma sì dai...

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Gershwin, "Rhapsody in Blue, Piano Concerto in F, Un Americano A Parigi", Pittsburgh Simphony Orchestra, A. Previn, Philips, 1984
L'anima sonora della cuffia si rivela subito: il suono tende a tonalità lievemente virate verso lo scuro, con uno sfondo nerissimo sul quale si stagliano i suoni con contorni estremamente definiti. Tutte le parti dell'orchestra sono presenti in giusta misura, il suono è corposo, lussuoso quasi, non aggredisce mai. Basso e medio-basso sono ben presenti, talvolta tendono a scurire un po' troppo il quadro sonoro (ma per alcuni questo potrebbe essere un pregio), i violini sono ben definiti e presenti, anche se talvolta si richiederebbe un minimo di maggiore apertura, piatti, e percussioni "alte" varie suonano ben definite armonicamente, secche, pulite e definite. Gli ottoni dimostrano un gran bel suono, caldo, anche se talvolta un po' meno metallico e lucente dell'ideale. Percussioni "basse" ben corpose e presenti, forse sarebbe bello avere un po' di corpo in meno e un po' di aria in più, ma allora non sarebbero più così peculiarmente "carnose" come la Sennheiser voleva, e allora nisba, ve le beccate così, ed è comunque un gran bel sentire.
Buona prestazione dell'immagine sonora, che pur non travalicando i limiti della testa (altre cuffie riescono meglio in questo), risulta ben proporzionata, con piani in profondità ben scanditi. Ascolto definito, piacevolmente corposo e rilassante. Ammirevole la capacità di rivelare i dettagli senza evidenziare frequenze "sensibili". Riverberi e informazioni sulle dimensioni della sala però non sono presenti come con la DT880, tendendo a rendere un po' "piccolo" l'ambiente in cui suona l'orchestra. Preferirei un suono un pelo più aperto e armonicamente espressivo, ma è il mio gusto. ottima prestazione.

 


Mahler, finale dell'"Ottava Sinfonia", Chicago Symphony Orchestra, G.Solti, DECCA Legends, 1971
Questa registrazione è un capolavoro di espressività, e il finale dell'ottava diretta da Solti lo è altrettanto per l'interpretazione e per il suono dei mitici ottoni della Chicago.
In questa complessa situazione (c'è anche il coro con solisti, più l'organo), il suono della HD650 mantiene le belle qualità già espresse in precedenza, ma rivela alcuni limiti di discernimento. Le voci potrebbero essere un po' meglio illuminate e espressivamente caratterizzate, idem le trombe.
Ad un certo momento il coro termina di cantare, ed entrano imperiose le trombe con un suono registrato in modo bellissimo, metallico ma giallo, rilucente e scintillante ma caldo, contornato da un riverbero di armoniche. Ecco, qui la HD650 tende a "sfreddire" un po' rispetto a quello che fa la DT880, togliendo un po' di espressività al complesso. C'è come una sorta di opacità sulle parti alte delle voci e di alcune note di alcuni strumenti, che "stona" con il dettaglio e lo scintillio quasi da elettrostatica della gamma acuta (meno da elettrostatica è ciò che c'è subito sotto).
Insomma, come prima, l'ambiente è, secondo me, un po' più picccolo del dovuto, ed è come se togliesse un po' di spazio espressivo alla grande formazione (questa sinfonia è stata chiamata "dei mille" dopo la prima esecuzione, e non era un eufemismo...).
Intendiamoci, i contorni definiti e la corretta presenza di tutto lo spettro audio è tutta ancora qui, ma questa partitura richiede di seguire con "trasporto" e passione un cambio di timbrica e di dinamica dell'orchestra, che la HD650 non asseconda così bene come la DT880.
Faccio notare che siamo comunque su livelli di qualità di riproduzione molto elevati; è che la DT880 in questa situazione fa festa, è il suo pane.


Saint-Saens, "Symphony No.3", Rotterdam Philharmonic Orchestra, Edo de Waart, Philips, 1976
Il "Poco AdagiO" è reso molto bene, il pedale dell'organo è davvero ben presente e ben caratterizzati sono tutti gli strumenti dell'orchestra, con una resa eccellente di tutti gli strumenti che occupano la parte media, medio-alta e alta dello spettro. Forse un pelo invadenti i pizzicati di violoncelli e contrabbassi, ma il tutto offre un suono di confortante e rassicurante "fisicità".
Il finale ci propone un organo potente e ben basato su pedali dalla potenza corretta ma decisa, grancassa profonda e potente. Oboe timbricamente molto bello, violini idem, personalmente mi piace sentire il flauto un poco più aperto, ma va bene così.


Poulenc, "Gloria", Boston Symphony Orchestra, Seiji Ozawa, Deustsche Grammophon, 1989
Questa eccelsa registrazione ci riporta un'orchestra e un coro dalle proporzioni ammirevolmente corrette, sempre corposo e materico, e al contempo definito e ben intelleggibile in gamma media e acuta. Coro e soprano in particolare sono trattati con un tratto sapiente e musicale, inserendoli in un contesto armonico e orchestrale eccellente ed espressivo. Performance ottima. Sullo stesso CD è presente anche il "Concerto Campestre" per clavicembalo ed orchestra: suono parimenti ottimo, solo preferirei un clavicembalo un poco più chiaro e metallico.


Bach, "Toccata e Fuga in Re minore BWV565" e "Variazioni Canoniche BWV769", S. Preston, Deutsche Grammophon, 1989
L'organo è quasi perfetto, belle le canne dei registri alti definite e svelte. Dinamica molto buona. Pedale ottimamente esteso e ben presente... a volte troppo presente. Non tanto per "quantità", ma per modo. Aria aria, ragazzi miei, un grando organo muove tantissima aria, e qui un po' ne manca sul pedale. La DT880 rende meglio quest'impressione di aria. La HD650, lo abbiamo già detto, ha un suono molto presente e al contempo svelto e compatto sul basso, un basso peraltro di qualità eccellente e capace di una resa quantitativa sorprendente. Ecco, qui sarebbe bello avere un suono un poco più espanso. Però però... la DT880 ha questo suono più espanso, però obiettivamente non può garantire la stessa pressione della HD650 sulla note più basse dell'organo (ne ha comunque a sufficienza, forse quella della HD650 è quasi eccessiva). Si tratta di scegliere quale delle due performance prediligete: più compattezza e potenza, oppure più aria e spazio espressivo (sempre in termini di un ragionevole equilibrio prestazionale in entrambi i casi, non è che alla DT880 manchi potenza o estensione o suoni sfocata, come allo stesso modo non è che la HD650 suoni troppo chiusa). Io la mia scelta l'ho fatta, voi fate la vostra.


Mike Oldfield, "Hergest Ridge (Original Mix)" e "Ommadawn", Virgin, 1974 e 1975
Questi album sono la mia prova "soggettiva" per eccellenza. La musica contenuta in questi due album è stupenda, Mike è alla ricerca di sè stesso e dell'arte, non del consenso, e allora ottoni, la cornamusa di Paddy Moloney, i flauti del fratello Terry e la voce della sorella Sally, cori, violini e le sue chitarre, i suoi "Solina" e i suoi organi elettrici, che sembrano strumenti acustici di atavica tradizione per come sono collocati nella partitura, suonati e registrati, l'Irlanda, l'Africa, le colline solitarie, la nebbia e le foreste, sentieri e paesini dal fascino antico, improvvise impennate ansiose e nervose, altrettanto improvvisi scorci di bucolica armonia. La "mia" cuffia deve passare per questa complessa trama facendomi provare dei brividi. Al di là dei parametri audiofili, che quando ascolto questi cd non esistono più, esiste solo la musica: qui la HD650, per il mio gusto, riproduce, mentre la DT880 suona.


Genesis, "A Trick of the Tail" e "Wind & Wuthering", Virgin, 1976 e 1977
Queste registrazioni tendono al chiaro, e allora la HD650 gode. Performance praticamente perfetta audiofilicamente. Il basso è un piacere, pieno, potente, compatto, profondo, picchia e ricama, l'acuto è iper-definito ma si mantiene correttamente presente, chitarre giustamente espressive (ma... forse non così tanto come la DT880, che però qui non può garantire la stessa prestazione in basso per potenza, per qualità invece è pronta e presente anche lei). La voce di Collins è aggressiva, calda e dettagliata. Qui gli spazi non molto ampi in cui si muove il suono non risultano più un "problema", il contesto è diverso. La DT880 "scorre" di più e può anche risultare più piacevole, ma qui la potenza della gamma bassa della HD650 assieme alla definizione dei contorni dei suoni rendono l'ascolto estremamente coinvolgente "fisicamente", mentre la DT880 mi coinvolge in modo più "platonico".


Pink Floyd, "The Division Bell", EMI, 1994
Vale più o meno quanto scritto per i Genesis. Questo basso e questa definizione in contesto rock sono una meraviglia di fisicità in cuffia.


Pink Floyd, "The Final Cut", EMI/Harvest, 1983, remaster 2004
E' praticamente il primo disco solista di Waters, registrazione meravigliosa curata da Doug Sax, remaster digitale fedelissimo all'originale (analogico), suono bellissimo.
Ho le lacrime agli occhi, è merito di Waters, ma anche di una HD650 che in questo contesto si esprime a livelli eccellenti. Davvero impossibile trovare un difetto in questa riproduzione. Sempre molto presenti basso e medio-basso, ma qui ci stanno tutti alla grande, stupenda la voce di Roger, finemente cesellati e dettagliatamente presentati gli acuti senza mai esagerare, potenza da monitor professionale. 110 e lode.


Vangelis, "Antarctica", Polygram, 1983
Suono definito, preciso, corposo, elettrico quando serve (qui ci sono solo sintetizzatori), caldo ma dettagliato, basso rotondo, possente e stoppato. Ottima performance della HD650. Difficile scegliere tra il suo suono e quello più espanso della DT880 (per non parlare delle distesa aperte della DT990). E' un genere che trae beneficio da entrambe le impostazioni. Quanto mi sto divertendo!


Paul Simon, "Hearts and Bones", Warner Bros, 1983, remaster 2004
Ottima registrazione piuttosto calda, comunque precisa ed estesa in frequenza. Buona performance della HD650, che riscatta l'esuberanza forse eccessiva sul medio-basso evidente in questo contesto (ma il basso è sempre svelto e compatto) con un dettaglio ed una precisione in gamma media e acuta davvero notevoli.


David Sylvian, "Dead Bees on a Cake" e "Secrets of the Beehive", Virgin, 1999 e 1987
Registrazioni di qualità eccelsa, piccola formazione, voce maschile calda e terribilmente espressiva, è il paradiso per l'insieme NX01+HD650: performance eccellente, in questo contesto lo sfondo nerissimo su cui si stagliano gli strumenti rende benissimo. Mi ritrovo però a manifestare simili moti di entusiasmo anche utilizzando la DT880, pur nella diversa e più diffusa illuminazione delle scena sonora proposta dalla Beyer. Due prospettive ugualmente valide. Su una cosa in questi dischi la HD650 propone un suono molto diverso dalla DT880: il suono della cassa della batteria gentilmente percossa, che è più vicino e potente sulla HD650, mentre la DT880 sembra allontanare un po' la batteria e porla dietro il resto, sfumando un po' sulla cassa. Decisamente belle le chitarre riproposte dalla top Sennheiser. Sembra che questi due album siano stati registrati per lei.


Miles Davis, Kind Of Blue, Columbia 1959, remaster 1997
Qui ho "oscillato" fra la DT880 e la HD650 per un bel po'... l'immagine in pratica non c'è in questa registrazione, la batteria è tutta da una parte, gli strumenti sono sorgenti monofoniche "pannate" lungo l'orizzonte sonoro. E allora tutto si gioca su timbro, definizione dei contorni dinamici, capacità di seguire i transienti. La HD650 risulta essere un po' più svelta e definita, il contrabbaso è forse un po' invadente rispetto alla performance offerta dalla DT880, che risulta più ariosa (tanto per cambiare), quindi in grado di rendere un po' più piacevole l'immagine piatta della registrazione, ma è anche un poco più sfumata e leggermente meno incisiva. E' ancora, come sempre, questione di gusti. O di come volete ascoltare in quel momento, io ormai salto dalla DT880 alla HD650 a seconda della "voglia" del momento.

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Insomma, a mio modo di vedere la HD650 tende ad essere piuttosto "monitor", nel senso migliore del termine, è molto precisa, dai contorni molto ben definiti, tutte le gamme sono ben presenti (il medio-basso secondo me un pelo troppo), il suono tende un po' allo scuro, ma senza perdere mai in dettaglio, suono netto, ben potente e calibrato; manca però, in alcune situazioni particolarmente affollate, rispetto alla DT880, respiro e aria, e talvolta non viene reso completo merito, a mio modo di vedere, ad alcune formazioni, in particolare quelle "ampie", come la grande orchestra sinfonica. La DT880 di contro ha più aria, suona più aperta e ampia, permettendo ai crescendi dinamici di esprimersi in modo più sciolto; risulta anche un poco più "sfumata" nei contorni (sempre nei termini di corretezza e qualità già esposti e comuni ad entrambe le cuffie); è caratterizzata da un timbro più chiaro, ma a volte le basse frequenze potrebbero essere un poco più presenti (anche se sono ben rotonde e decisamente profonde), e con registrazioni un po' critiche si avvertono cenni di protagonismo degli acuti, assenti con la HD650. Acuti della Sennheiser che, peraltro, sono eccellentemente definiti ed estesi, luminosi senza mai andare sopra le righe. In un post precedente avevo scritto "dinamica timida" per la HD650, potevo scrivere meglio "talvolta, resa dei colori dell'interpretazione timida": sì, nel senso che talvolta non riesce ad espandere l'ambiente così tanto da fare il giusto spazio alla grande orchestra che vuole crescere. Ma questo solo in alcuni momenti in situazioni molto affollate. In David Sylvian o con Roger Waters, ad esempio, la tavolozza dei colori espressa dalla HD650 sulle voci e sul resto è eccellente.
In generale la dinamica è su livelli molto buoni.


Io trovo, ripeto, per il mio gusto, in generale più musicale e attraente la DT880, che mi fa cadere nell'abbraccio della musica preferita, come la HD650 non riesce sempre a fare. D'altro canto questa è una cosa esclusivamente soggettiva e persone con gusti diversi potrebbero invece cadere meglio nell'abbraccio della HD650. Anch'io mi ritrovo in questi giorni talvolta a preferire la HD650 quando mi gira di ascoltare a suo modo, invece che al modo della Beyer.

Qualitativamente pari sono, e cioè due oggetti eccezionali per il prezzo a cui sono venduti. La HD650 si pone dal canto suo come vero riferimento per equlibrio e completezza di prestazioni.

Avvertenze per l'uso della HD650: curate bene il posizionamento sul capo, prediligendo una regolazione più lasca che stretta, abbinatela ad elettroniche in grado si sferzarla (ma attenzione a non causare freddezze in gamma cuta, accentuando il piccolo distacco timbrico che io ritengo esserci tra medio-alti e acuti), e, se volete, potete anche giocare con alcuni cavi dedicati after-market per migliorare le prestazioni (le mie note di ascolto si riferiscono al cavo di serie, ma ricordo che il Cardas era in grado di aprire un po' la scena, anche se era scomodo e brutto come la fame).

Buona musica a tutti.

 

Andrea "Knife Edge"

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